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Dante Mortet: i 100 anni del Rione Garbatella

Dante Mortet: i 100 anni del Rione Garbatella

Nella fotografia: Il bozzetto della scultura realizzato da Dante Mortet per il centenario della Garbatella (2021).

Testo non disponibile in inglese:

In conversazione con Alexander Galiano

Dante Mortet. Artigiano, artista e scultore, nasce a Roma il 30 maggio 1970. Sin da bambino frequenta la storica bottega di cesellatori fondata dai nonni nel centro di Roma nei primi del ‘900: oggi la storica bottega Mortet prosegue con la quinta generazione familiare l’antica tradizione artigiana, tramandando le complesse tecniche incisorie e di modellazione del metallo. Negli ultimi anni Dante è divenuto noto con il suo progetto artistico “Mano Artigiana”, dedicato alla diversità e all’operosità rappresentate dalle mani di persone celebri: sue sono infatti le riproduzioni in bronzo delle mani di Robert De Niro, Quentin Tarantino, Kirk Douglas, Ennio Morricone e Frankie Valli. Il motto di Dante è “una società senza artigiani è arida, destinata a scomparire”. Lo incontriamo nella sua bottega in via dei Portoghesi 18, nei pressi di piazza Navona.


ALEXANDER: Ciao Dante, è sempre un piacere incontrarti nella tua bottega, oggi però non vorrei parlare delle “tue mani celebri”, ma della scultura che stai realizzando per i 100 anni della Garbatella.
DANTE: Sia io che la bottega Mortet siamo molto legati alla Garbatella, proprio per la nostra origine: mio padre e mio nonno sono arrivati nel quartiere negli anni ‘30. Mio padre, che oggi ha 87 anni, vive ancora li e sia io che mio fratello Andrea siamo cresciuti con lui. Nel quartiere abbiamo i nostri amici, frequentiamo ancora oggi l’Oratorio di Santa Eurosia, la “Chiesoletta”, è una sorta di vincolo familiare il nostro. Se mi dovessero chiedere “Dante, tu di dove sei?” risponderei “Io sono della Garbatella!”

A: Quale è la magia di questo quartiere?
D: Secondo me è la popolarità. E’ un quartiere popolare e popoloso nel quale le persone sono rimaste quelle che erano, in una fedele continuità attraverso le generazioni. Non si va via dalla Garbatella, ci si rimane a vivere tutta la vita. E chi è andato via, per i vari motivi della vita, rimane sempre orgoglioso di questo legame con la “Madre Garbatella” che accoglie e preserva i suoi abitanti. Nel rione ci sono ancora oggi i vecchi lotti popolari, penso che sia proprio questo sistema architettonico che abbia generato in tutti noi un senso di appartenenza. Il lotto è un luogo semplice, conviviale, in cui tutti ci conosciamo da sempre.

A: Se ti chiedessi chi è la “Garbatella”?
D: Nella “mitologia classica”, se così possiamo definirla, è certamente la famosa ostessa “garbata e bella” che trova posto in questo rione, che non ha 100 anni intendiamoci ... ne ha più di 2.000. La Garbatella ... si sviluppa non lontano dalla via Ostiense in epoca romana ed è attraversata già nel ‘600 da via Delle Sette Chiese, che non è altro che il tragitto storico del Giubileo percorso, tra gli altri, da Vasari, Michelangelo e San Filippo Neri. La Garbatella, come le altre zone di Roma, è un quartiere stratificato che nel ‘900 raggiunge l’apice della propria struttura urbanistica.

A: Che cosa è allora per te la “Garbatella”?
D: Per me non è una donna, bensì un fiore, forse una rosa. La Garbatella è un petalo staccato dal fiore che è volato fuori dalle mura di Roma e che si è posato sulla collina. E’ un petalo importantissimo della “vecchia città”: gli abitanti della Garbatella sono persone fuoriuscite da Roma dopo gli sventramenti della “Spina di Borgo” e di via della Conciliazione, che hanno portato con se la propria autentica anima romanesca. A differenza delle altre borgate costruite successivamente, in cui si sono inserite identità provenienti da diverse regioni d’Italia, alla Garbatella sono giunte solo famiglie originarie del centro di Roma. La famiglia Mortet, ad esempio, proviene da piazza Dante, vicino la Basilica di San Giovanni: mio padre è nato in via Leopardi. Quando è stato edificato l’edificio delle Casse di Risparmio delle Poste in piazza Dante, la mia famiglia è stata sfrattata e trasferita fuori dalla città, in quello che oggi potremmo definire un “non luogo”.

A: Senti molto il tema dello sfollamento delle famiglie sfrattate dal centro di Roma ...
D: Ricordo da bambino quando alcuni amici si spostarono dalla Garbatella al Torrino, all’epoca periferia. Oggi traslocare da una zona all’altra di Roma è normale, ma all’epoca noi amici ci siamo abbracciati stretti, nella speranza di rivederci in futuro. Mi ricordo ancora la loro auto, carica di cose, e loro che salutavano dai finestrini. Provate a pensare a chi negli anni ‘30 è stato sfrattato da Borgo Pio e trasferito alla Garbatella, alla sensazione che può aver provato attraversando le mura a porta San Paolo, alla Piramide, percorrendo via Ostiense all’epoca “piena di nulla”.

A: Nella scultura hai intenzione di riprodurre le impronte di persone che vivono nel rione ...
D: Quello che davvero vorrei rappresentare è il quartiere “operaio ed operoso”: è questo il motivo per cui la Garbatella viene fondata nel 1920. Il rione viene creato per ospitare persone “operose a 360 gradi”, ed è proprio il lavoro manuale che ha contribuito al sostentamento e alla dignità delle loro famiglie. Ora queste mani dopo 100 anni, mi auguro che si possano stringere, e che questa scultura diventi un segno di appartenenza per tutti. Sulla base della scultura vorrei posizionare una lastra sulla quale improntare le mani di alcune persone che oggi vivono il quartiere: un bambino che oggi lascia la propria impronta sulla lastra, probabilmente un domani difenderà i valori in cui noi oggi ci riconosciamo.

A: Quanto è grande la scultura?
D: La scultura non è eccessivamente grande, la mia intenzione è di creare una “scultura gioiello”, non tanto per una ragione tecnica, quanto per una motivazione “filosofica”. Sento infatti la necessità di rappresentare qualcosa che sia riconoscibile, non molto grande, e che risulti fruibile e di immediata comprensione per chi la osservi. Non ho bisogno di un “grande” spazio, ma di un “buono” spazio nel quale il visitatore possa vivere l’opera identificandosi, perchè il tema guida è proprio quello delle “mani” e della “manualità”.

A: Dove verranno posizionate le mani?
D: La scultura verrà posizionata in Largo delle Sette Chiese, lo spazio è stato definito insieme all’amministrazione municipale.

A: Esiste un sito (www.lagarbatella.it) per la promozione del progetto e la raccolta di fondi ...
D: la scultura è un’opera a cui tengo molto. Io e mio fratello Andrea abbiamo l’intenzione di promuovere il progetto per omaggiare nostro padre (che è fiero di essere di Garbatella) e le sue mani, che tanto ci hanno dato. L’opera viene finanziata per lo più dalla nostra bottega, con il contributo dell’VIII Municipio, ma ognuno può contribuire con una donazione, anche minima, alla realizzazione del progetto. E’ una sorta di “monumento partecipato”.