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Virginia Guidi: performer

Virginia Guidi: performer

Nella fotografia: Virginia Guidi in un ritratto fotografico di Giulia Rossi (2020).

In conversazione con Alexander Galiano

Virginia Guidi è un mezzosoprano e performer italiana. Romana, classe 1984, si è specializzata con Lode presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma con una tesi sul “Rapporto tra interprete e compositore”. Attualmente si sta perfezionando al Conservatorio di Montbèliard (Francia). Dal 2020 collabora con il Saint Louis College of Music di Roma come esperta di “Vocalità contemporanea”.

La sua attività spazia dalla musica cameristica a quella contemporanea, con particolare attenzione per la musica di sperimentazione e l’improvvisazione. E’ membro dell’ensemble vocale “Voxnova Italia” e fondatrice del “CumTempora Ensemble” e dell’ “EVO Ensemble”. Vincitrice della IV edizione della borsa di studio “Michiko Hirayama” è anche direttrice artistica del Festival “Note tra i Calanchi” di Bagnoregio.


ALEXANDER: Ciao Virginia, sono passati più di 20 anni dal nostro ultimo incontro. Ci siamo persi di vista dopo il liceo. Quale è il tuo sogno oggi?

VIRGINIA: Ne ho tanti, sicuramente quello che sogno per me stessa, tra i tanti desideri, è quello di poter essere felice ed orgogliosa di quello che faccio ogni giorno.

A: Se ti dicessi che sei nata lo stesso giorno (2 settembre) di Salma Hayek, Keanu Reeves e Giovanni Verga?

V: Sicuramente Keanu Reeves, per quel poco che ho letto su di lui, è una persona encomiabile per la sua sensibilità e per l’umiltà che dimostra nonostante la sua celebrità. Per il resto, nel mio piccolo, posso cercare di eguagliare persone nate il mio stesso giorno che sono riuscite con successo nella propria professione.

A: Chi è il tuo mito?

V: Il mio mito? ... Sai che non lo so! Ci sono persone che stimo, ma non credo di avere un singolo mito.

A: Ti ricordi la prima volta che hai sentito dentro di te la necessità di esprimerti artisticamente?

V: No, perchè ero troppo piccola per ricordarlo. Credo di aver sempre provato questa necessità. Mi ricordo però la prima volta in cui ho deciso che l’Arte avrebbe dovuto far parte della mia vita. Era l’ultimo anno di liceo, mi trovavo in platea al Teatro Valle di Roma a vedere la piecè “Giovanna D’Arco a rogo” con Lina Sastri. Si è chiuso il sipario, si sono spente le luci, per un attimo ho sentito le stesse emozioni che si provano stando dietro il sipario. In quel momento ho deciso che avrei voluto provare questa sensazione per tutta la vita.

A: Come hai scelto il tuo percorso artistico?

V: Grazie a tutta una serie di scelte sbagliate!

A: Hai studiato canto lirico tradizionale e sei estremamente attratta dalla musica sperimentale, è un paradosso?

V: Diciamo che il “teatro lirico tradizionale” nella sua epoca veniva forse considerato “sperimentale”. Io ho semplicemente seguito oggi una corrente che tra qualche anno potrebbe essere considerata “tradizionale”.

A: Quale è il tuo brano musicale preferito?

V: Ne ho tantissimi! E dipende dalla condizione emotiva che mi spinge a ricercare quel brano in quel momento: ascolto pezzi di John Cage, Fabrizio De Andrè, dei Daughter, che sono un gruppo rock inglese. Dipende molto dal momento.

A: Hai scritto qualcosa di autobiografico?

V: Sì. Ho scritto due libri: una raccolta di poesie, che è una sorta di diario, e una raccolta di racconti che prendono spunto comunque dalle mie esperienze anche se non in modo esplicito.

A: Sei venuta a trovarci e non mi sentivi da 20 anni, perchè?

V: Perchè non ti sentivo da 20 anni? O perchè sono venuta a trovarti?

A: In effetti ...

V: Leggendo quello che stavi facendo, ho pensato per un attimo che le nostre strade si fossero incrociate di nuovo: bisognerà vedere per quanto durerà!

A: Riusciresti a definire la tua arte in poche parole?

V: Una sola: Ricerca.

A: Mi sembri un’artista eclettica. Quando scrivi le tue cose?

V: Direi piuttosto “quando scrivevo”. Sto affrontando un momento di mutismo da un po’ di tempo. Di solito scrivevo nelle “bolle di tempo”: in due speciali “momenti”. Il primo ... quando passeggiavo in strada. C’era un periodo della mia vita in cui avevo grandi margini di tempo tra un impegno lavorativo e l’altro: riuscivo a camminare a lungo e a coprire anche distanze di 15 km al giorno. Portavo con me un taccuino, e nell’istante in cui vedevo un’immagine che mi colpiva, iniziavo a scrivere. Il secondo “momento” era di notte, nel silenzio, di solito a casa. Spero di ritrovare presto questi “due momenti” creativi.

A: Ti ricordi del tuo primo concerto?

V: Penso sia stato un concerto di carnevale al liceo. Ho cantato una canzone dei Green Day e una dei Nirvana. Avevo 15 anni ...

A: Rifaresti tutto da capo nella tua carriera?

V: No, no... Sicuramente cercherei di saltare tutto quello che è risultato inutile, per quanto mi abbia fatto crescere.

A: Il tuo prossimo progetto?

V: Ne ho tanti. Ne ho tanti! Mi piacerebbe aprire un luogo di incontro e di scambio tra intellettuali ed artisti, per dare anche la possibilità ai giovani di far sentire la propria voce.

A: Tornerai a trovarci o faremo trascorrere altri 20 anni prima di rivederci?

V: Beh è la seconda volta che passo a trovarvi. Dipende se voi mi ospiterete ancora. Diciamo che questa può essere la discriminante!